mercoledì 26 ottobre 2016

Povertà o carità

Povertà o carità
Consumati i suoi sandali di giunchi
e vecchie pelli
si allontana, un po’ curvo
nei suoi molti anni
il mio maestro pellegrino.

Giunto nella mia casa, nella pace
scandita dalle silenziose onde del lago
dal frondar delle foglie al vento
che ne imbrunisce le spoglie
quando fuggono al nido
le piccole creature che temono
la candida sposa dell’inverno

non digiunò, né indicò maldicente
i miei averi. Non temette
di spender soldi in china
per le molte parole di una donna.

Mi insegnò a coltivare la terra,
e trassi il pane, dai miei campi.
Condivise con me la sua sapienza
mi insegnò ad irrigare
e invece di digiunare, e pregare nella povertà
per dar sollevo ai tanti figli
che come cicale giacciono, sui cigli
delle strade

andai a mani colme, a donare
senza rimanere privata di niente,
come sta scritto:

“ E quando furono saziati, disse ai discepoli: << Raccogliete i pezzi avanzati perché nulla vada perduto>>. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi di cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato...

Carità o povertà, mi dite? Come dev’essere colui che di Dio porta la dedicazione e la testimonianza? Come deve camminare, colei che osa dirsi sua discepola?

Così risponde San Francesco di Sales, della Chiesa Vescovo e Dottore, per chi per sincerarsi e rassicurarsi della verità ha bisogno di titoli e conclamato onore:

Dio non vuole che tutti osservino tutti i consigli, ma soltanto quelli appropriati, secondo la diversità delle persone, dei tempi, delle occasioni e delle forze, stando a quanto richiede la carità: perché è lei, come regina di tutte le leggi e di tutte le azioni cristiane, assegna a tutti il posto, l’rodine, il tempo, il valore... "Trattato dell’amore di Dio."


Jasmin Felli (©)



martedì 25 ottobre 2016

Fiamma d'amore



Fiamma d’amore

Come la fiamma di una bianca candela
(luce)
arde per te
e nella silenziosa penombra
consumandosi, ai piedi di odorosi gigli
ti adora, ti ama, ti contempla
il mio cuore. 

Lacrime scendono. 
Come pioggia dissetano
dei pervinti
le inaridite mani 
scavano canyon
aprono strade
laddove non vi era
che rocce
e spine nel deserto.

Candida colomba
è l’anima che guardandoti
a te si innalza
e se pure un brivido di incertezza
la percorre
mentre il ramo
saldo ramo di umane sicurezze
(casa, famiglia, denaro?)
per te abbandona,
nei tersi cieli della preghiera 
tuffandosi, giunge
tra le tue mani,
e fiduciosa si posa
e spera. 

Salda nel cuore,
forte come millenaria quercia
sulla terra
percorre l’anima a Dio devota
i sentieri che la conducono dal cuore
(consolata come Maria al sepolcro)
all’annuncio, al farsi amore per le strade
e le vie del mondo. 

Ma ti prego, candido agnello
ai bambini non rubare la speranza o i giochi
agli anziani non togliere la pazienza o gli onori
ai giovani non uccidere l’entusiasmo, con ferree regole
e clamori di battaglia, per i poteri del mondo.

Jasmin Felli©