Ossimori di verità
Cammini, tra bionde steppe
mentre serpeggia sibilando il vento
dove l’acqua ormai è un ricordo
un miraggio senza tempo.
Si riflette sulle nubi, il tuo mantello
una bianca tunica, un rosso orpello
ti muovi come gazzella, mentre il tuo passo
si incide sulla brulla terra, come quello di antichi re.
Quali frutti germogliarono, dall’antica mela
dell’inosservanza?
Spade, acciaio, bombe, veleni.
Quali idee concepirono gli uomini
sotto l’influsso dell’incenso?
Quali armi dispiegò la medicina
per contraffare la morte?
Sibila, anche qui, tra i rami il vento.
Potrà un’equazione dirci, quando finiranno i tramonti?
E’ come un’amaca il pensiero,
si dibatte tra le ali della libertà e la falsa credenza.
Tra le sbarre, languisce il respiro
mentre una bianca colomba scompare
tra il biondo grano, e riappare,
eterna, senza tempo, la verità.
Ma a lei piace circondarsi, di mille errori
perché con binocoli, con microscopi
sia scandagliata. Come un filone d’oro
da estrarre, con lungo lavorio, perché sia puro.
Ma essere bambini, è chiedere sempre il perché.
Perché, perché, e ancora perché,
senza mai accontentarsi del semplice fatto.
L’eterno, nel tempo:
Come formula matematica, come cerchio perfetto.
Come fondamento. Come armonia.
Come presente imperituro di una coscienza senza fine.
Chi sei, cosa vuoi? Si cristallizzano le tue parole
come neve sul ghiaccio. Appare come un baratro avvolto
nel buio dell’ignoto, il noi. Alla ricerca del confine, tra ciò che veramente è, e ciò che è creduto.
Si annida tra vespe, la verità.
Promette vita, e dona la morte. Promette felicità, e dona cordoglio. Promette perfezione, e dona il cambiamento.
Promette salvezza, e giudica. Promette perdono, e condanna.
Risiede nel cuore, eppure si stampa. Si legge, si impara a memoria!
E’ eterna, eppure si consuma, tra le dita di chi legge. Parla, nel silenzio. Si nasconde, dietro l’ultima porta della vita. Aleggia, sulle acque. Rivoluziona la fisica, dirompe nella filosofia sovvertendone perfino i principi primi.
Non appartiene a nessuno, ma tutti sono suoi.
E’ infinita, eppure ha dei limiti. E’ regina, eppure lascia liberi. E’ perfetta, eppure permette l’errore. E’ l’amore, eppure consente che anche l’odio sussista. E’ Dio, eppure lascia gli uomini essere dei. E’ il regno che si realizza realizzando se stessi, nella realtà più profonda del proprio essere. Unum, verum, bonum et pulchrum.
E’ una vetta difficile da scalare, perché per arrivare alla verità, bisogna essere disposti a sacrificare tutto, anche se stessi. E’ certezza, eppure per raggiungerla bisogna crescere nel dubbio. E’ bontà, eppure per rivestirsene bisogna saper comprendere il male. E’ maestà, eppure lascia che siano gli altri a governare. E’ in tutto, ma il tutto non la contiene. Non sei tu, ma solo dentro di te la puoi incontrare. E’ il principio della tua vita, ma non la tua vita, è il principio del pensiero, ma non è il pensiero. E’ tutto ciò che non è il mondo, eppure talmente intima, che la riconosci, se giunge fino a te, e sei pronto ad accoglierla. Dona ristoro, perché è risorto, colui che è, la verità.
Jasmin Felli
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