sabato 9 luglio 2016

Transizioni




E per toccar l’amore
troppo mi avvicinai 
ad un sole ardente. 
Rimasero solo le parole
come antidoto contro
una solitudine crescente.

Rose recise o papaveri nei prati.
L’errore può esser voler
costruire in cielo
un’abitazione.
Lui, il cielo, ha più libertà
di noi, prevede e dispone.
Possiamo certo cogliere frutti proibiti
ma a prezzo dell’immortalità.

Guardo, prego, davanti all’azzurro cielo
di Giotto, e di fronte
alla croce amata in ginocchio
comprendo che pellegrino è il cuore
finché non trova casa e si dispone
ad accettare, che il suo seme muoia
per divenire pane.

Ma in quale campo si posi
non è lui a deciderlo.
Se esser quercia
o cipresso, non può lui stabilirlo.

E volgendo occhi 
come fiori di stelle nello specchio
di un calmo lago
non indugio come Narciso
nell’illusione di se stesso
naufragando nei labirinti del proprio cuore
ma imparando l’arte della rinuncia 
e coltivando la compassione
apparvero sassi e pesci, 
e fiori e rami
e infine, infine vidi il cielo, e il sole
indugiar tra verdi chiome.

E se un lungo viaggio inizia con il primo passo
decisi di mettermi in cammino. 
E invece di chiodi e martello
invece di mattoni e pioli
con me portai solo
un cuore da donare ad ogni incontro
che Egli vuole.  


Jasmin Felli©

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