Salmo di Avvento
Un sorso della tua acqua
amico
distillata dalle nubi
della Maiella
in un giorno d’arcobaleno
dammi da bere
a spegnere la riarsa gola
di chi è
senza casa
senza amore.
Non voglio il tuo mantello
ma prestami le ali della memoria
ali come d’aquilone
con cui corresti da bambino
tra la bruma estiva
e il fuggevole bagliore della sabbia
all’imbrunire.
Non lasciarmi andar via
senza la speranza
che il Dio tuo ti diede
per alzarti al mattino
e la fede
per coricarti la sera
e con perseveranza costruire ponti
laddove burroni come autostrade
mi divorano intorno.
La collina, che mi diede e casa
e preghiera, e famiglia
la montagna delle mie beatitudini
accoglie dei pellegrini i sospiri
è come fonte pura
icona del tempio di Ezechiele
da cui sgorgano fiumi d’acqua viva.
E nel silenzio che segue
incalzante le nostre preghiere
tra incensi e tremolanti luci di candele
odo, odo nel cuore come un soffio
che suscita Amore, quasi smarrito davanti
all’altezza di quel burrone:
“Tu sai dove cercarmi,
tu sai dove trovarmi
figlio mio, sposo del cuore.
Ricordi, il mistero che ti ho detto?
Tu in me, e io in te,
perché chi rimane nell’Amore
è in Dio
e Dio, in lui è lo sposo eletto,
il vino nuovo, l’anello benedetto
il nome nuovo, sigillo sulla fronte
e sul braccio e sul suo petto.
Per sempre, sarò la melodia
delle vostre preghiere
figli miei eletti.
Per sempre, sarò
la salvezza sussurrata, adorata
tra le labbra.
Per sempre, sarò l’abbraccio agognato dal cuore
mie vergini compagne,
miei prodi amanti
miei umili pellegrini
mie affaticate mani
nelle mense dei poveri figli miei
dispersi per il mondo.
Amati miei, vi chiamerò,
popoli miei, sarete
e figli nel Figlio prediletti”.
Dedicata a Frère Roger
Jasmin Felli


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