Viaggi nello Spirito: Post-costruttivismo
La credenza che la realtà che ognuno vede sia l’unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni.
P. Watzlawick
Ci è richiesto coraggio per lottare, non necessariamente per vincere
Per annunciare, non necessariamente per convertire.
Ci è richiesto il coraggio per essere alternativi al mondo, senza però diventare polemici o aggressivi.
Potrebbe sembrare strano di questi tempi rivendicare autonomia, perché autonomia implica responsabilità: se io sono il solo a decidere come agire, allora sono responsabile della mia azione.
Heinz von Foester
Ci è richiesto il coraggio per aprirci a tutti, senza mai sminuire l’assolutezza e l’unicità di cristo, unico salvatore di tutti.
L'ambiente come noi lo percepiamo è una nostra invenzione. A me, ora, il compito di sostanziare questa affermazione scandalosa.
H.v. Foester
Ci è richiesto coraggio per resistere all’incredulità, senza diventare arroganti.
Papa francesco, Angelus.
Sovrastrutture, archetipi. - Giotto, oggi, della luna saprebbe cogliere a vero le spoglie membra
e al suo chiaror, la nuda pelle di bagnante, sarebbe ancor più lieve.
Così l’inizio e la fine, coincidono, senza toccarsi mai, in una costante spirale.
E ascende al vero il cuore amante.
E ascende al vero il cuore amante.
Jasmin Felli
Commento al testo
Il costruttivismo
Il costruttivismo è una corrente filosofica, che poi si è diffusa anche in altri ambiti del sapere umano, che crede che la rappresentazione della realtà sia il risultato della costruzione mentale che ne fa il soggetto, tanto da arrivare, in alcuni pensatori, a negare la possibilità di una realtà oggettiva a cui riferirsi. La celebre frase di P. Watzlawick sull’assoluta verità della realtà percepita e creduta non può non farci riflettere, oggi come oggi, nel contesto globalizzato in cui viviamo, spingendoci a chiederci quanto del mondo reale e valoriale in cui crediamo siano immutabili e giusti. Dalla ricerca di un dio, o di Dio, presagito già nel profano, ed ecco l’assonanza di forme, che richiamo nelle due prime fotografie, all’approdo ad una confessione religiosa, che di fatto si fa stella polare della nostra vita. L’essere umano, per vivere, non può non scegliere, e per scegliere, non può non riferirsi ad un insieme di valori e credenze, fino a rapportarsi, all’Altro inteso come Dio cosciente e senziente.
La pittura e lo spirito
Ho scelto, le tele del pittore Millet, per questo confronto tra pensiero laico, che sfocerà nel relativismo in filosofia, nella fuga surrealista in pittura, e il pensiero religioso, incarnato da Papa Francesco, per creare come un dialogo virtuale tra l’orizzonte di chi crede nell’assoluto, e chi questo assoluto lo mette tra parentesi. O forse, così affermiamo noi credenti. L’angelus del Millet, con l’angelus del Papa. Due secoli di storia in mezzo. L’angelus del Millet nasce nella Francia di fine ‘800, e ci racconta la storia contadina, con le sue sofferenze, e l’accettazione mite e credente della vita e delle sue difficoltà. Oggi, viviamo una presa di coscienza sempre più diffusa delle capacità umane, della responsabilità personale e nazionale nel trasformare il mondo che ci circonda. I movimenti sindacali, il voto universale, ci hanno portato ben lontano da quegli inermi contadini. Abbiamo conosciuto il delirio di onnipotenza di cui l’uomo può essere capace. Come ben dice Foester, allontanandoci dal rischio di una facile giustificazione di noi stessi, confondendo le nostre scelte con la maschera del volere di Dio, interpretato secondo le “credenze religiose” particolari, ognuno di noi è imprescindibilmente responsabile delle proprie azioni. Dio, per chi ci crede, ci ha dato una coscienza morale. E ci ha affidato il compito di distinguere il bene e il male.
Il linguaggio e la struttura
Il linguaggio, tanto fondamentale nel costruttivismo, come nello strutturalismo filosofico e psicologico, è come la materia che rende reale, concreto nel mondo, il nostro pensiero, la nostra anima. Come nella struttura del testo sopra, dove l’angelus del Papa, riconoscibile dal font diverso, è articolato, ed entra come in dialogo con le riflessioni di questi pensatori. Quasi rispondendo alle loro domande, quasi ad indicare un cammino di riscoperta, non solo del Dio absconditus, ma del proprio stesso volto. L’uomo di oggi, ritratto nel quadro surrealista che ho scelto, è un uomo che non conosce più la propria identità, e guarda da un’altra parte. Conosce meglio il mondo che lo circonda, le leggi della fisica, ma volge le spalle alla sua anima. Come dice la Gaudium et spes, “Cristo [...], proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione”.
Gli archetipi
Il mito del buon selvaggio di Rousseau, il superuomo di Nietzsche. Tutti superati. Eppure in qualche modo, come antenati ancora presenti nella nostra memoria genetica. Qualcuno cerca nei nostri antenati il perché di tanti nostri comportamenti, e spesso a ragione, vi trova spiegazioni e cause. Ma l’ultimo quadro di questa breve riflessione, è di Ingres, pittore sempre francofono, esponente del neoclassicismo. Egli cerca di coniugare l’antico concetto di bellezza greco con la sensibilità del suo tempo, irrorando le sue figure di tutta l’umana espressività ereditata da pittori come il Caravaggio, Tiziano, Raffaello, e tutti quei pittori da lui tanto amati e studiati fin dalla più giovane età. La sua è una ricerca di purezza non più alienata, ma incarnata nel mondo contemporaneo. Come quella purezza, quella santità, che noi cattolici cerchiamo ancor oggi di evocare e vivere. Senza lasciarla alle spalle del nostro mondo quotidiano, senza voltare le spalle alla nostra identità più profonda e autentica.
Scegliere la vita
Non è indifferente ciò in cui crediamo, quello a cui affidiamo la nostra vita. Una fede non autentica, non vissuta, corrisponde all’essere di fatto atei. Ossia a dare per certe per la nostra vita, le sole regole della natura. Saper ascoltare i segni dei tempi, e il tempo della grazia, saper dialogare con i profondi interrogativi dell’uomo di oggi, saper parlare al suo cuore, non è relativismo. Saper distinguere tra ciò che è assoluto e relativo, non significa disconoscere le proprie radici, o perdere la propria meta. Voglio lasciarvi con un ultimo quadro, quello di Rembrandt, sempre in un contesto di “bagno “ tutto femminile, ma che porterà ad esiti molto diversi, al tradimento, all’infedeltà, alla perdita di quel candore di cui risplende la piccola bagnante di Ingres, il quadro di Betsabea ritratta al momento della scelta di tradire suo marito con il re Davide. E vi invito a riflettere, quale quadro vorreste che esprimesse la vostra vita, le vostre scelte?









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